GIORDANIA TRA PIETRE, SABBIE, SALE E FACCE

By 18 aprile 2021 No Comments
petra-giordania

GIORDANIA TRA PIETRE, SABBIE, SALE E FACCE

Chi abbia immaginato di recarsi a Petra, ma pure chi vi sia già stato, potrebbe avere un desiderio. Vederla anche di notte. Chi, come noi, conosce bene la Piccola Petra, ne ha pure un altro. Trasformare per una sera quello spazio di architetture nabatee in un salotto solo per noi, con torce e candele che illuminano tavole imbandite, accolti da un flautare discreto che non si sa bene da dove origini. Nel nostro inusuale viaggio, abbiamo voluto materializzare questi piccoli privilegi, fermandoci tre notti a Petra. Così possiamo anche arrivare sino alla Tomba di Aronne, dove va solo il nostro gruppo. Stavolta, ci appropriamo della Piccola Petra, sito UNESCO, per una notte unicamente nostra anche per una cena, incontrandola a lume di torce accese per l’occasione. “Giordania, tra pietre, sabbie, sale e facce”, è un nostro esclusivo classico itinerario che percorriamo da oltre venticinque anni, questa volta con programma e servizi ulteriormente arricchiti anche dalle speciali sfumature ricordate. Il viaggio è sostanzioso, intenso ma rilassato, per conoscere la Giordania intera, e non solo Petra.

VIAGGI CON ESPERTO

8 GIONRI/7 NOTTI

DAL 30 OTTOBRE AL 6 NOVEMBRE
QUOTE A PARTIRE DA EURO 3.250 p.p.

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PROGRAMMA E ITINERARIO DI VIAGGIO

1° GIORNO
ROMA-AMMAN
Partenza con volo di linea Royal Jordanian da Fiumicino RJ 102 alle 15.55. L’appuntamento con l’accompagnatore Mario Romualdi (340 3475697) è a Fiumicino nella sala d’imbarco del volo per Amman. Arrivo dopo tre ore e mezza alle 19,25 nella capitale giordana. Incontro con un rappresentante del nostro corrispondente che ci assiste nelle formalità aeroportuali. (Queste potranno essere più celeri per lo scarso traffico ma rallentate dai maggiori controlli).Cena in hotel (più tardi del solito, compatibilmente col volo e le operazioni di ingresso nel Paese).  Il nostro hotel ad Amman, “Jordan InterContinental Hotel” 5*. (www.intercontinental.com).“Anche se non soggiornate qui, potete sempre venire a bere qualcosa nella sua grandiosa lobby”. La grandiosità della lobby per noi è un optional, visto che nell’hotel trascorriamo le prime due notti in Giordania. E’ il precursore di tutti i migliori alberghi del Paese e vanta quel pizzico di fascino in più degli altri, che è il motivo per cui lo frequentiamo da moltissimi anni. Piscine coperta e scoperta, palme, centro benessere…. La tradizione dell’hammam si rinnova nella SPA del nostro hotel.

2° GIORNO
AMMAN – JERASH – AMMAN
Colazione e visita della Cittadella. Poi, partenza per il nord verso Jerash.Amman capitale della Giordania solo dal 1950, si trova a oltre 1.000 metri slm. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein (a suo tempo molto noto e apprezzato a livello internazionale, non sempre allo stesso modo in patria), quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che le fornisce caratteristica di lindore. (Ma, forse, anche di asetticità). Può essere interessante frequentarne individualmente la sera uno dei quartieri in cui si svolge vita notturna in locali più o meno tradizionali, o andare nella zona centrale col Teatro Romano, chiuso ma illuminato. La Giordania è definita “Regno Hashemita”. Ciò deriva dall’ascendenza rivendicata già da re Abdullah, il fondatore della moderna Giordania, che affermava di discendere direttamente da Hashim, bisnonno del profeta Maometto. Da questo legame, i successori di Abdullah hanno tratto un carisma che ha avuto influenza notevole anche su altri Paesi arabi e musulmani. (Specialmente Hussein, padre del re attuale, nonostante le citate contraddizioni ed atteggiamenti legati al mai sopito desiderio di costruire una “Grande Giordania”). Da vari anni si possono notare numerose gru e cantieri aperti, segnali di un intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi. (Il 60% circa dei giordani è palestinese o di origine palestinese e, per loro fortuna, non tutti vivono nei campi profughi ancora presenti in varie zone del Paese, anche alla periferia di Amman. Negli ultimissimi anni, vi è anche una massiccia presenza di siriani e iracheni, oltre due milioni, costretti a fuggire dalle guerre. Da evidenziare che Giordania e Libano, sono i Paesi che hanno accolto più rifugiati e profughi al mondo).Mantiene una parte antica di qualche fascino. Ne visitiamo la Cittadella con resti romani, bizantini e islamici (e anche qualche eccessivo intervento di restauro degli spagnoli), il piccolo museo dove, tra l’altro, sino a qualche tempo fa, erano presenti riproduzioni degli affreschi scandalosi i cui originali sono nei Castelli del Deserto, realizzati probabilmente attorno all’VIII secolo. (Opere ritenute assai licenziose perché non solo rappresentano persone, aspetto aborrito da certa tradizione islamista, ma vi appaiono pure nudità).Dall’altura con la Cittadella, si può vedere in basso il Teatro Romano, che si trova proprio nel centro cittadino. (Gli orari di apertura non sono garantiti). Avremo occasione di entrare in quello di Jerash. La mattinata prosegue in bus percorrendo per circa un’ora la strada verso nord sino a Jerash.Conosciuta in passato come Gerasa, è la più importante e certo la più coinvolgente delle città che formarono la Decapoli. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, l’Ippodromo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo, il Tempio di Artemide e osserveremo i mosaici che pavimentano alcune chiese, che rimandano soprattutto a un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C. Sicuramente è uno dei siti più corposi e meglio conservati del Medio Oriente. (Ora è ancora più rilevante se si pensa che molti di quelli che erano massicciamente presenti in Siria sono stati distrutti). Ne apprezzeremo i numerosi edifici, le particolarità architettoniche cominciando dalla grande Piazza Ovale circondata da colonnato, così ben mantenuta perché semi sotterrata sino agli anni ’50 dello scorso secolo, utilizzata come campo per la coltivazione del grano. (Poco pregevoli sono alcuni lavori di restauro e di ricostruzione operati anche da archeologi italiani). Dopo la visita rientro ad Amman.Pranzo nel ristorante Green Valley. Solo dopo averci pranzato si può capire come un ristorante così poco intimo riesca a soddisfare il desiderio di gustare specialità mediorientali. Cena in hotel. (Se è previsto il buffet, i partecipanti potranno gestire discrezionalmente l’ora in cui cenare).

3° GIORNO
AMMAN -UMM RASAS – SHOBAK – PETRA
Visita notturna e cena solo per noi nella Piccola Petra aperta al lume di torce e candele  (La cena nella Piccola Petra condiziona l’andamento della giornata, inclusa l’ora di partenza da Amman. I compagni di viaggio saranno particolarmente attenti alle indicazioni sui tempi di visita. L’accompagnatore potrebbe lasciare il gruppo già la notte precedente per seguire direttamente l’approntamento di quanto previsto in serata nella Piccola Petra).Durante il trasferimento dalla capitale a Petra, percorreremo parte della Desert Highway e della cosiddetta Via dei Re, (anche se non risultano particolari transiti di teste imbandite neppure nell’antichità), la strada che dal nord al sud scorre tra le altre due vie che consentono di giungere all’estremità meridionale giordana. (Nel caso di difficoltà logistiche percorreremo quella più agevole. L’avvertenza ovviamente vale anche per il ritorno).Tra le due arterie si trova Umm Rasas che mostra i più importanti mosaici del Paese. Per questo è Patrimonio UNESCO. Letteralmente Umm Rasas significa “Madre del Piombo”. (Da notare le motivazioni nella cultura araba che stanno dietro agli appellativi “Umm” e soprattutto “abu”, “papà”, che fanno riferimento ad aspetti legati alla tradizione più autentica, e anche maschilista, arabo-musulmana). Le opere che osserveremo sono quelle più interessanti ritrovate nella Chiesa di Santo Stefano, dell’VIII secolo. Richiamano, oltre ad alcune città della regione, scene di vita quotidiana legate alla caccia, pesca, agricoltura, con particolari anche curiosi, come quello famoso che rappresenta un uomo che cavalca uno struzzo.Sulla Desert Highway, la più orientale e veloce delle tre vie che mettono in comunicazione il nord col sud, pranziamo in un ristorante locale, modesto ma comodo perché proprio sul nostro itinerario. (I pasti durante il viaggio, potrebbero non potersi consumare nelle ore canoniche, per non dover subordinare lo svolgimento del programma ai pasti stessi).-Poi si rientra sulla Via dei Re per arrivare nel pomeriggio a Shobak.Shobak, è di ridotte dimensioni ma per noi è il più interessante castello della Giordania dal punto di vista strutturale e per la localizzazione. E’ meno artefatto e meno frequentato di Kerak, che è ormai anche più anonimo, fagocitato in gran parte da recenti costruzioni. Shobak è situato sul pendio di un’altura e isolato da ogni centro abitato. Appare intrigante già in lontananza, si erge su un altipiano caratterizzato da molte caverne. Risale al XII secolo e fu costruito da Baldovino, conquistato da Saladino, ampliato dai turchi. Presenta torri, pozzi, passaggi più o meno segreti, cortili, catacombe, chiea, iscrizioni…anche se non tutti gli ambienti del castello sono aperti al pubblico. A volte, come in altri siti giordani (Monte Nebo, Kerak, Castelli del Deserto…), possono essere in corso lavori di scavi e manutenzioni che ne impediscono in parte o in toto le visite. Petra è a poche decine di chilometri.  Pranzo nel ristorante “Hasa Rest House” lungo la Desert Highway  Cena nella Piccola Petra (Siq al-Barid, la “Gola Fredda”) aperta e illuminata solo per noi Il nostro hotel a Petra, “Petra Guest House”, by Crown Plaza, 4*.(Il nome deriva da quando era la dependance dell’albergo più storico di Petra, il Petra Forum, ora Crown Plaza di cui non si conoscono bene i tempi di riapertura).È l’hotel più vicino all’ingresso del sito ed è inglobato tra le architetture nabatee. Volentieri pernottiamo in quest’albergo perché, pur non lussuoso, offre servizi soddisfacenti, si affaccia sulle rocce bianche di Petra, regala una chicca come il “bar più antico del mondo”, ricavato in una tomba nabatea all’ingresso dell’hotel. (Di ciò, ovviamente, ha tenuto conto anche la proprietà  decidendone i prezzi). La sua privilegiata posizione è assai vantaggiosa, proprio sopra l’entrata all’area archeologica. Siamo così in grado di ottimizzare i tempi delle intense giornate (e serate), di accedere prima e uscire dopo gli altri, di prevedere il rientro in hotel da soli dopo le visite di gruppo, permanendo nel sito a piacimento sino all’ora di chiusura. Frequentiamo Petra da decenni e siamo sempre alla ricerca di servizi che meglio possano soddisfare le esigenze di chi decida di venire con noi. Questo hotel non offre le stanze più eleganti e il ristorante più soddisfacente di Petra. Vi sono per lo meno altre 3 o 4 soluzioni migliori da questo punto di vista e con costi uguali o di poco superiori. Complessivamente, però, è quello che preferisco proporre ai nostri viaggiatori, che dopo le visite di gruppo possono restare più a lungo nel sito e godere delle assenze di vocii e bipedi. Ingresso del nostro hotel e bar tra le architetture nabatee L’interno del bar lo scopriremo insieme   Visita notturna e cena nella Piccola Petra, aperta e illuminata solo per noi.Abbiamo scelto di incontrare la Piccola Petra subito, e di sera, per avere un impatto assai particolare con un sito tanto decantato. Da soli, prima di osservarla di giorno assieme ad altri.Siamo certi che sarà di grande suggestione. Lanterne, silenzio e un flauto fanno da cornice a un luogo che scopriremo certo assai diverso quando l’attraverseremo con la luce del giorno.(Petra e Piccola Petra sono nella stessa area e sono unite da un piccolo siq percorribile anche a piedi. Dall’hotel il bus ci fa arrivare in dieci minuti facendo un giro più largo).  Architetture nabatee, cena, candele, suoni, ombre…Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse. Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari situazioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione crediamo interessanti, come in questo itinerario si crei la condizione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti con gli altri appare un po’ meno vero. Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.Siamo infatti certi che una cena non è solo ciò che si presenti in un piatto più o meno gradevole.(Se lo scopo della serata fosse una cena prelibata, andremmo altrove). È condivisione di un’occasione che, persino noi che frequentiamo il sito da decenni, abbiamo potuto apprezzare solo altre due volte. Il nostro incontro con l’area di Petra inizia oggi entrando nel sito che era la parte commerciale della capitale nabatea adibita a ricevere le carovane. Entreremo attraverso il minuscolo siq dopo l’imbrunire, accolti da luci flebili che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascia posto al buio. Con le autorità giordane abbiamo programmato la cena nella Piccola Petra, arredata da candele, stuoie, tavole imbandite e un flautare discreto. L’ambiente è più intimo e meno dispersivo di Petra. Lo personalizziamo e arrediamo solo per pochissime persone. È un posto che si offre con le stesse caratteristiche architettoniche della sorella maggiore più frequentata, ma si presta a essere acconciata nel modo a noi più gradito. Anche qui si accede per un siq in uno slargo ricoperto da stuoie. Le arenarie debolmente illuminate per noi, mostrano opere nabatee che ci osservano compiaciute di poter ancor oggi offrire ospitalità come nel passato, e soddisfare viaggiatori affamati e assetati. La Piccola Petra, infatti, serviva da ricovero e ristoro per le carovane che vi sostavano, non potendo transitare attraverso Petra.Discrete torce ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno spiazzo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto ad un tempio appena rischiarato.Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da un contorno più apprezzabile di ciò che troveremo nei piatti. Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela, perchè la cornice di architetture ricavate nell’arenaria, non è semplice intercambiabile accessorio. Questa cena, con sottofondo musicale tenue quanto le luci, sazia di emozioni soprattutto attraverso l’ambiente che ci attornia, e le memorie nabatee sono ulteriormente valorizzate da ombre e luci che fanno intravedere roccia sapientemente scarnificata. E il tempo, che per secoli ha contribuito a modellare quelle pietre, vorremmo che in questa occasione rallentasse un poco.

 

4° GIORNO
PETRA
(Gli oltre due giorni di permanenza possono consentirci di variare l’ordine delle visite indicate. A puro titolo orientativo informiamo sulle distanze interne al sito, senza tenere conto delle deviazioni: dall’ingresso al Tesoro 2 km, dal Tesoro al ristorante Basin 2 km, dal ristorante al Monastero 1,5 km. Per chi avesse difficoltà di deambulazione potremmo, se disponibili, prenotare calessi che dall’ingresso arrivano al Tesoro. Tutte le denominazioni come Tesoro, Tomba Colorata, Monastero, Gran Tempio… sono attribuzioni arbitrarie.Attenzione: prestare cura alla conservazione del biglietto di ingresso, spesso controllato, che costa varie decine di euro). Colazione e inizio visite dei molti luoghi di grande interesse. Il primo giorno ci si reca nei siti bassi giungendo sino al Monastero. Pranzo nel ristorante interno all’area archeologica, Petra Basin. Non ci dilunghiamo nella descrizione di Petra perché preferiamo sia vissuta e assaporata interamente in loco. Ricordiamo solo che la città dei Nabatei, che dominarono la regione (anche come strozzini/razziatori) dal VI secolo a.C. al II d.C. è inserita nell’elenco UNESCO dei luoghi Patrimonio dell’Umanità, e che l’esistenza di Petra è, indipendentemente dal resto, motivo per inserire la Giordania in uno dei dieci paesi al mondo da visitare.Alla fine delle escursioni di gruppo, (in genere terminano dopo il pranzo che potrebbe essere a ora più tarda del solito), si potrà rientrare autonomamente in hotel, per avere possibilità di altre visite, frequentare un bagno turco per un meritato relax o assistere al tramonto. È il giorno in cui abbiamo più flessibilità, visto che non abbiamo impegni serali. Pranzo dentro il sito, nel “Petra Basin Restaurant”.Pernottamento e cena Petra Guest House

5° GIORNO
PETRA .- TOMBA DI ARONNE
Oggi, specie per chi si rechi sino alla Tomba di Aronne, è il più intenso del viaggio ma anche tra i più soddisfacenti. Lo concludiamo rientrando a Petra per la visita notturna. Colazione e nuovo ingresso, presto, nella città nabatea. Oggi si potrà scegliere tra due proposte di visite.Si può arrivare sino alla Tomba di Aronne, fratello di Mosè, situata nel punto più alto e panoramico della vastissima area archeologica. Si attraversano luoghi con tombe, cisterne, architetture che arricchiscono quanto è presente nella parte più frequentata di Petra. Rarissimamente s’incontrano altri turisti diretti verso il Jebel Harun (l’altura di Aronne) che domina la zona. Quel punto bianco che si può vedere anche da molto distante, indica un santuario risalente al XIV secolo che pare sia stato costruito proprio sul luogo in cui fosse la tomba di Aronne, personaggio caro a cristiani musulmani ed ebrei. Fino al alcuni anni fa vi stazionavano guardie armate proprio per presidiare un luogo assai sacro a tutto il Popolo del Libro. (E’ la definizione che l’Islam dà dei musulmani, ebrei e cristiani in quanto religioni che trovano in Abramo e nella Bibbia alcuni fondamenti comuni a partire da un Dio unico, seppur con accenti a volte assai contrastanti).Qui vivono ancora, in tende o ex tombe, alcuni dei vecchi abitanti di Petra che non hanno voluto abbandonare la città quando, alla metà degli anni ’80, la regina si fece promotrice di una proposta che prevedeva che i vecchi abitanti lasciassero l’area archeologica per agevolare la presenza dei turisti. Furono obbligati a trasferirsi in un nuovo insediamento e in cambio ottennero la gestione dei servizi interni al sito. (Per questo a volte si comportano come se fossero a casa loro).In particolare, lungo il nostro percorso, nei paraggi della Tomba del Serpente, ci fermiamo presso una tomba nabatea, dove ora vive la famiglia del figlio di una persona che conoscevamo e frequentavamo da anni. Avremo la piacevole opportunità di accomodarci nella loro casa e accettare un dolcissimo tè.Per utilizzare al meglio la giornata consumiamo un leggero lunch-box. Lo faremo in un posto particolare, vicino alla tomba di Aronne, all’ombra di uno spuntone di roccia che domina un panorama col deserto del Negev. Il rientro in hotel può avvenire anche individualmente in modo che ognuno possa gestire come ritenga l’ultima parte della giornata. (La Tomba di Aronne si raggiunge con una camminata di circa sei ore tra andata e ritorno dal Teatro Romano, salendo un dislivello di circa 400 metri. È a 1.350 metri slm, Petra sta mediamente tra 900 e 1.000 metri. Dotarsi di calzature adatte. Si possono anche noleggiare asino o dromedario se si pensa di essere in grado di fruirne adeguatamente e in sicurezza. Vale la pena andarci, ma l’accompagnatore potrà fornire in loco ulteriori dettagliatissime informazioni indispensabili per decidere. È un’escursione che proponiamo solo quando accompagno io i gruppi). Chi non vorrà partecipare a questa soddisfacente impegnativa e lunga camminata, potrà approfondire, assieme alla guida, la conoscenza di alcuni dei tanti altri aspetti non secondari del sito. Non si tratta certamente di un ripiego, perché ci si introduce in altri angoli di Petra che dal punto di vista puramente architettonico, sono più apprezzabili di quelli che s’incontrano lungo l’itinerario per la Tomba di Aronne. Oggi, dopo aver ripercorso parte dell’itinerario di ieri, si può andare al Monastero (se non si è già fatto il giorno precedente), recarsi alle Tombe dei Nobili, osservare i mosaici bizantini che si trovano sull’altura che domina la Via Colonnata, o salire sino all’Altare Sacrificale da cui si ha una vista non banale su tutto il sito.Le possibilità sono davvero tante. Guida locale e accompagnatore sceglieranno e suggeriranno quelle ritenute più opportune. Tra queste si potrebbero prendere in considerazione, se il tempo e le gambe lo consentono, anche la scalinata che inizia dopo la Tomba del Palazzo e conduce in alto dalla parte opposta al teatro, addirittura sino di fronte al Tesoro. (L’ultima parte non è adatta a tutti, ma quella iniziale è consigliabile). Oppure, oltrepassare la collinetta col Gran Tempio, per dare un’occhiata a una parte di Petra assolutamente non frequentata dal turismo che normalmente invade i sentieri principali. Vi sono tombe, cisterne, architetture che, pur diverse da quelle presenti nella parte più visitata di Petra, sono interessanti. Tutte queste indicazioni servono essenzialmente a far capire che il sito offre innumerevoli stimoli. Saranno presi in considerazione quelli che più si adattano alle caratteristiche del gruppo. Ovviamente, l’accompagnatore e la guida conoscono bene le varie alternative ma non altrettanto le capacità dei singoli.In ogni caso, si consumerà un leggero lunch box in uno dei tanti angoli di Petra che si prestano a farci da ristorante. Pranzo, leggero lunch box in un posto non banale.L’ora della cena in hotel dovrà tenere conto della visita serale a Petra. Pernottamento e cena Petra Guest House *(Per il pernottamento nel deserto del giorno dopo, consigliamo un contenitore con l’indispensabile per non portare la valigia. Opportuno dotarsi di abbigliamento assai pratico, come una tuta da ginnastica e un capo pesante, considerando la notevole escursione termica nel deserto). Visita serale a Petra Dopo l’imbrunire ci si avvia per lo stretto siq che abbiamo imparato a conoscere di giorno, che si apre in uno spiazzo con una delle immagini più note del pianeta, ma che di notte al lume di infinite candele ha certo un altro sapore. Davanti, nel silenzio riempito solo da un flautare, ritroveremo la facciata illuminata del “Tesoro”. E, nonostante quello che ci aspettiamo di poter gustare nei giorni successivi, si potrebbe essere tentati di terminare il viaggio in quel momento.Sdraiati su stuoie, sorseggiando un tè, ascoltando un suono di rababa…Tutto è molto coinvolgente, perché quel luogo, caro a ogni amante della storia, archeologia e architettura, si manifesta in modo sorprendente. Come se non lo avessimo già visto, perchè semplicemente e straordinariamente, il posto è ora come non potrà mai essere in un’occasione diversa da questa.Entrare a Petra aperta e illuminata da torce, è un aspetto non secondario di un viaggio che pure ha tanto da proporre. Nulla a che vedere con altre visite, quando la presenza di troppe persone non consente ciò che più conta. Il privilegio del silenzio e dell’essere in pochi.

6° GIORNO
PETRA-PICCOLA PETRA-WADI RUM
Al mattino, prima di andare a sud sino al Wadi Rum, ripercorriamo la tortuosa e panoramica strada per la visita di Siq al-Barid, la “Piccola Petra” che, come abbiamo appurato nei giorni precedenti, dista poco dall’ingresso principale di Petra. (Tra le possibili escursioni nell’area archeologica si può arrivare a piedi da Petra alla Piccola Petra). Da sottolineare gli inevitabili confronti con la sera della cena, che apporteranno ulteriore valore emotivo a quell’esperienza.Inopportuno il paragone con la più nota sorella, ma riteniamo che sia un luogo interessante anche dal punto di vista storico, perchè introduce un altro aspetto nella storia della città sacra. Lo strettissimo siq, come oramai noto, fa da accesso all’area archeologica che termina dove le pareti si restringono indicando un passaggio che porta alla zona di Petra già conosciuta. Di giorno, si apprezzeranno compiutamente e in maniera più esplicita alcune tombe monumentali, ambienti commerciali, magazzini, canalizzazioni per l’acqua, luoghi di ristoro ricavati nell’arenaria, scalini scavati nella roccia per raggiungere i punti più alti del sito e manutenere le cisterne. Un aspetto che la distingue dalla sorella maggiore sta nei resti di affreschi nella “costruzione” principale. Il numero di locali e caverne, insieme alle cisterne in alto e alla non grande presenza di tombe, confermano Siq al-Barid quale centro commerciale e di servizi di Petra, dove le grandi carovane in transito non potevano entrare. Lo testimonia pure il grande spazio all’ingresso della Piccola Petra usato proprio per la sosta di grandi numeri di animali da soma. (L’unico segno del passaggio di carovane dentro Petra sta in quello che resta lungo il siq di una scultura che raffigura uomini e dromedari). Qui, si presume che le carovane potessero sostare in attesa che avvenissero le transazioni commerciali e i carovanieri si riposassero, prima di riprendere il percorso per e dalle regioni mediterranee. Dallo slargo esterno che serviva per la sosta di dromedari cavalli e asini passeggiamo sino alla fine del canalone, oltre il quale inizia il sentiero che arriva a Petra. Le circa due ore di trasferimento verso il deserto del Wadi Rum ci portano prima sull’altopiano che domina la vallata in cui si trova Petra, per consentirci di salutarla sino a che il puntino bianco della Tomba di Aronne sia ancora visibile in lontananza. Poi si percorre una parte dell’ampia Desert Highway che conduce alle prime visioni del deserto.Proseguiamo, direzione sud, sino alle sabbie e rocce del Wadi Rum. Sosta all’ingresso del deserto. (Si, c’è un ingresso e si paga pure un biglietto per entrare). Ne approfittiamo per osservare quella formazione rocciosa che la fantasia di qualcuno ha definito “i sette pilastri” da cui il Lawrence, cosiddetto d’Arabia, avrebbe preso spunto per il titolo del suo più famoso, ma non più significativo libro.(“Lo Stampo”, che suggeriamo, ci propone un T. E. Lawrence molto diverso da quello noto).Lasciamo il minibus e iniziamo l’escursione in jeep. Lo riprenderemo il mattino successivo. Potremo fruire delle valigie all’arrivo nell’hotel del Mar Morto. (Per la notte nel deserto avremo approntato un bagaglio con l’indispensabile).Percorreremo per circa tre ore con le jeep piste che attraversano scenari coinvolgenti. Qualcuno ha definito questo deserto ”il più bello del mondo”. Non sappiamo se sia così. Certo è che per molto tempo ricorderemo di aver sorseggiato arak e un tè preparato dai nostri autisti beduini osservando un tramonto che qui sembra effettivamente diverso. (E forse lo è). Intorno a noi avremo ampie vallate sabbiose, inframmezzate da arenarie multicolori, alture con bizzarre forme e tonalità definite dal vento in modi assai fantasiosi. Dopo essere saliti sulla duna rossa, osservato i graffiti sulle rocce, fotografato il delfino, la testa coronata e tutto quanto l’immaginazione ci consenta di intravedere scolpito nelle rocce, ci avviamo verso il nostro “hotel” nel deserto. Pranzo nel campo tendato Mazayen. L’hotel nel Wadi Rum, campo tendato “Palmera”Oltre a essere di ottima qualità, questo campo ha pure il pregio di essere stato aperto da un anno. Aspetto importantissimo per contare su una struttura efficiente in un ambiente come il deserto. La sua posizione appartata non ci consente di poterlo individuare già da molto lontano, nonostante le luci accanto alle tende. Non è una struttura “essenziale” come in altre occasioni. Anzi, per alcuni aspetti, offre più di ciò che nel deserto ci si debba aspettare (e sarebbe giusto ci fosse), pur non essendo paragonabile ad alcuni campi tendati, per esempio namibiani. Tutto, però, si presta certamente a farci trascorrere una notte tra rocce e sabbie del Wadi Rum in modo gratificante. Non vi sono piccole tende, ma sistemazioni a forma di igloo in mezzo al deserto ben arredate e con veri letti, bagni e docce privati. Il suono di un oud, l’arak e il fuoco faranno da contorno ad un’esperienza che dura troppo poco, anche se sono possibili i piccole disfunzioni e disagi propri dell’essere nel deserto. È un campo col privilegio della particolare posizione, qualità e dimensione. (Solo 16 tra tende e igloo). Non accanto ad altri attendamenti, per gustare nel modo più opportuno un ambiente che così ha un sapore diverso. Per fruire al meglio della malìa di un deserto in cui esistono oramai tanti (troppi) campi tendati fissi (ma non così confortevoli), e con un eccesso di presenze che toglie molto del fascino tipico dei luoghi che vanno assaporati da soli o lontano da altri gruppi, in modo un po’ esclusivo.Ascolteremo il silenzio, o quello che ci sembrerà latrato di cani lontani, raccontando di altri viaggi, guardando lo spettacolo garantito dalle stelle, dalla luna. O, come più spesso succede, saremo semplicemente attratti dallo scoppiettare del fuoco. Un’esperienza all’altezza del “deserto più bello del mondo”. (Confesso, però, che rimpiango quei decenni in cui ho frequentato Wadi Rum potendo persino scegliere il posto in cui far montare, solo per una notte, un campo tendato assai semplice. Piccole canadesi con le zip che si inceppavano, in cui infilarsi piegati, un materassino di spugna con lenzuola. Come bagno un quadrato di tela per ripararsi da sguardi indiscreti. Lo facevo per evitare proprio i campi fissi. Per questo, ora che non si può più, cerchiamo di trovarne non addossati ad altri, in un angolo il più appartato possibile, evitando la visione delle file di jeep che percorrono Wadi Rum. L’altro criterio essenziale con lo scegliamo è dato dall’età del campo, visto che manutenere tende e servizi non è agevole nelle condizioni ambientali nel deserto. E questo è un neonato). Cena e pernottamento nel campo tendato Palmera.

7° GIORNO
WADI RUM-MAR MORTO
Al mattino, ci si potrà svegliare prima degli altri per una passeggiata solitaria, tentati dalla duna in fondo al canalone. (Attenzione, perché appaiono sempre più vicine di quanto effettivamente siano). Presto, dopo colazione, saliremo su “mezzi semoventi”, (non avremo più le jeep del giorno prima,) per tornare dove avremo lasciato il nostro minibus. Il Mar Morto sta a nord e vi giungiamo dopo circa 5 ore. Questa volta percorriamo anche una strada diversa dalla Via dei Re e dall’autostrada per variare i panorami delle regioni attraversate. La Wadi Araba, che conduce al nostro hotel sul Mar Morto è certo la più scenica e, specie in prossimità del lago salato, presenta aspetti paesaggistici notevoli. Sistemazione in hotel, proprio sulla riva. Il pomeriggio è dedicato a conoscere le particolarità del luogo, fare il bagno nel sale annacquato o fruire delle piscine e servizi nella SPA dell’hotel: fanghi, massaggi, creme… (L’orario per il check-in negli alberghi sul Mar Morto è tra le 15:00 e le 16:00. Dopo il pranzo in hotel, in caso non fossero ancora disponibili, è possibile lasciare i bagagli al concierge e utilizzare le strutture dell’hotel).Il Mar Morto non è un mare e non è morto. Già dagli anni ’30 dello scorso secolo alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto forme di vita animale e vegetale sul lato dell’attuale parte israeliana. E’ però certo (tranne che per i russi) che si tratta del punto più basso della terra a circa 400 metri sotto il livello del mare formatosi, pare, oltre 50.000 anni fa. E’ una posizione che sta rapidamente mutando perché negli ultimi anni il livello delle sue acque si sta abbassando, a causa soprattutto del diminuito apporto del Giordano oramai ridotto a piccolissimo immissario (assai conteso, ma anche del prelievo di acque e fanghi per farne prodotti di cura e cosmetici. (Probabilmente il souvenir più tipico della Giordania).(Esiste un progetto israelo-giordano con l’apporto degli USA, già definito nei particolari, per la costruzione di un canale che potrebbe portare acqua dal Mar Rosso al Mar Morto utilizzando gli oltre 400 metri di dislivello tra i due mari, e compensare così l’abbassamento delle acque di quest’ultimo. Nell’ipotesi del canale sono inseriti anche una centrale idroelettrica e un enorme parco giochi acquatici).Immergersi nel Mar Morto è un’esperienza da non perdere, per l’impossibilità di affondare e per lo scenario che circonda queste acque con una salinità di oltre il 30%, circa dieci volte in più della normale acqua marina. (Per il bagno attenersi ai suggerimenti della guida locale e accompagnatore. Non farlo se si hanno piccole ferite non rimarginate o indossando oggetti preziosi. Personalmente quel giorno evito anche di radermi).Pranzo e cena nell’hotel Marriot Il nostro hotel sulle rive del Mar Morto, “Dead Sea Marriot Resort & SPA” 5* Per l’ultima notte in Giordania abbiamo scelto un hotel per chi, amando il confort, troverà certo soddisfacenti i suoi servizi. Stanze assai accoglienti, piante, fiori, SPA, piscine, fanghi, cascatella e qualche eccesso di arredo in marmi e ottoni.Oasi gratificante nell’aspro scenario del Mar Morto. Un modo per apprezzare al meglio il panorama duro e coinvolgente in cui è inserito è accomodarsi al bar all’ora del tramonto. Pernottamento e cena al Dead Sea Marriott Resort & Spa

8° GIORNO
AMMAN – ROMA
TrLa scelta di trascorrere l’ultima notte nel Mar Morto, e non ad Amman, oltre a consentire di gustare meglio le atmosfere di un luogo come questo, permette di ottimizzare i tempi per raggiungere l’aeroporto, considerando che sta ad una trentina di chilometri prima della capitale.Sveglia presto. Colazione probabilmente al sacco perché il ristorante potrebbe non essere aperto a quell’ora. Trasferimento in aeroporto per il volo di linea della Royal Jordanian RJ 101 delle 11 verso Fiumicino. L’arrivo è previsto alle 14,00.